A tutta velocità

All’improvviso il capotreno mi distoglie dai miei pensieri…”Biglietto prego” mi dice in tono perentorio ma allo stesso tempo cordiale. Velocemente estraggo il biglietto dalla tasca della giacca e mi affretto a mostrarglielo…”Grazie e buon viaggio signore” mi sento rispondere. La mia mente ricomincia a tuffarsi in un turbinio di pensieri…dove mi condurrà veramente questo viaggio? Mi sento impaurito e spaesato ma allo stesso tempo emozionato…d’altronde un nuovo inizio è sempre così ma, dopo più volte che si è iniziato, la paura è che tutto si ripresenti ancora una volta uguale a prima come un ciclo perpetuo; la speranza, però, è che questa volta quel ciclo si spezzi e il finale sia diverso.

Difronte a me è seduta una signora anziana che tiene sulle sue ginocchia un trasportino, al suo interno un gatto di colore rosso sembra aver trovato la posizione ideale per dormire in pace con il mondo. Vicino a lei una ragazza giovanissima dai capelli turchesi è intenta a scrivere al cellulare quasi fosse l’unico modo di comunicare, totalmente estranea a quello che sta succedendo nella vita reale su questo treno…Mi è sempre piaciuto immaginare cosa passi nella mente della gente, fantasticando sulle loro vite e cercando di interpretare i loro stati d’animo. Così comincio a fare congetture sull’anziana signora…probabilmente starà andando a trovare qualche parente o magari i suoi figli…deve avere un attaccamento speciale con il suo gatto…probabilmente è rimasta sola e quel prendersi cura di qualcuno la fa sentire viva. Mentre la mia mente viaggia assieme a questo treno, la musica nelle mie orecchie mi riporta indietro nel tempo e il ritornello di una canzone, che ascoltavo quando ero adolescente, mi fa sobbalzare il cuore: “ A tutta velocità sento meno lo choc, dicono che sia così la vita ad un metro da qui…” Ritorno in me…in effetti sono partito senza salutare nessuno…a tutta velocità, senza pensarci due volte, una valigia dove è racchiuso tutto quello che ero, che sono e che sarò…partito e basta…consapevole che prima o poi il passato mi presenterà il conto da pagare…ma ora l’importante è andare.

La voce fredda e metallica dell’altoparlante del trento annuncia la fermata: “Stazione di Venezia Santa Lucia”. Devo affrettarmi, mi alzo ed afferro la valigia, mi faccio spazio tra la gente, e senza esitare mi fermo davanti alla porta di uscita del treno….il treno si arresta, le porte si aprono e una brezza umida e penetrante mi avvolge…respiro a pieni polmoni come se avessi fatto tutto il mio viaggio in apnea e una voce squillante mi raggiunge : “Jacopo sono qui!”

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