Il treno riparte velocemente dietro di me, per un attimo tutto il vociferare della gente si azzera e sento solo il mio respiro, è un profondo silenzio rumoroso. Non so bene cosa dovrei provare in questo momento, io sono un uomo-corazza e so sempre come mi devo comportare in qualsiasi situazione, tranne adesso. Mi sento spaventato ed emozionato allo stesso tempo, vorrei fare un passo indietro e saltare sul primo treno per andare via ma anche fare un passo avanti per iniziare tutto: ora sono un uomo di cristallo e mi sento fragile. Lei è lì, cappotto rosso e occhi grandi che mi leggono dentro esattamente come 15 anni fa, percepisco la sua emozione e in un attimo sento che niente è cambiato, noi siamo sempre noi, solo un po’ più vecchi e con più storie da raccontare. È lei la prima a sorridere tra i due, si avvicina e mi abbraccia forte, in un attimo gli anni e la distanza non esistono più e in quella vicinanza ritrovo lo stesso conforto di quando stavamo seduti sulla panchina di fronte a casa a parlare per ore; due grandi amici che sognavano di viaggiare in posti meravigliosi, molto tempo fa. Lo ricordo bene, eravamo luminosi come il sole d’estate.
“Ciao straniero!”, anche la voce di Sofia non è cambiata “sei dimagrito, Milano ti ha sciupato”, io le sorrido e non dico niente perché è proprio vero: cappello grigio chiaro, cappotto nero, valigia color fumo di Londra, la mia tristezza si riflette anche sul modo di vestire e mi sento un quarantenne con l’animo in scala di grigi. Usciamo dalla stazione e capisco di essere ancora a metà tra il viaggio in treno e il viaggio dentro, mi sento ancora un po’ addormentato…chissà se ho sognato, avrei voluto trovare un posto comodo e sicuro come lo ha trovato il gatto rosso, in treno e nel mondo. Ora che ci penso, credo di aver sognato il gatto e di averlo chiamato Ralph.
Respiro forte, la memoria olfattiva ha un potere magico su di me: il profumo delle cose a me care è terribilmente invadente e molto più eloquente delle parole, richiama alla memoria ricordi di un’intensità emotiva che difficilmente riesco a gestire….ma alla fine sorrido, sono tornato a casa.
Fa sempre un certo effetto ritornare, la prima sensazione che ho è di sentirmi improvvisamente perso e ritrovato, contemporaneamente. Quando penso a casa penso a mia madre e alle sue mani gentili ma ci sono momenti in cui non ricordo dettagli del suo viso e mi devo sforzare per sentire la sua voce, è una sensazione che mi fa paura; in altre situazioni, banali e quotidiane, mi sorprendo a percepire le nostre somiglianze perché la mia risata mi ricorda la sua, il modo in cui muovo le mani quando gesticolo è uguale al suo e il tono di voce quando scherzo con un amico mi ricorda il modo in cui lei scherzava con mio padre. Questi sono i momenti in cui mi manca di più e dove la sento lontanissima, ma così presente; attimi di solitudine in cui riconosco il dono che mi ha lasciato quando se n’è andata 6 anni fa: le cose che più amavo di lei sono ancora qui, è questa la sua eredità…l’eredità del cuore.
