Io: “Ciao…”
Deb: “Ciao….”
Io: “Mi dispiace…”
Deb: “Anche a me”
Io: “Non prendertela con me, ti prego. Ho dovuto farlo..”
Deb: “…”
Io: ”Ti prego..”
Deb: “Hai voluto farlo!! Qui nessuno ti ha mai obbligato a fare nulla. Scappare non è la soluzione, non è mai la soluzione e lo sai!! Credi di risolvere qualcosa in questo modo?”
Io: “Lo so, ma non riesco più a restare lì.. Te l’ho già detto..”
Deb: “Qui sono tutti preoccupati perché non hai salutato nessuno… Via da qui a tutta velocità, senza pensarci due volte..“
Io: “Non c’era un cazzo di nessuno da salutare..”
Deb: ”Mi sono rivissuta la tua storia in testa molte volte: una persona di grande talento che comincia a rintanarsi nella capanna sui monti della sua testa. Cancella tutti gli amici dai social, smette di rispondere ai messaggi e al telefono, si rinchiude in casa come un eremita. Nessuno sa cosa sta succedendo. Alcuni mi chiedono come stai? Che fine hai fatto? Che dovremmo venire a trovarti. Ma nessuno ha mai voluto farlo..”
Io: “Si chiama depressione Deb, sono io che non ho mai voluto vedere gli altri… E poi mi sento soffocare in quel paese freddo e buio, il buco del culo di un pupazzo di neve, cazzo!! Odio quando mi vedono passare per strada e mi guardano come un alieno. Li vedo sai quando mi parlano alle spalle?”
Deb: “Come biasimarli…”
Io: “Fottiti anche tu!!”
Deb: “Scherzo idiota”
Deb: “Nessuno penserà più a te, lo vuoi capire? E’ facile tagliare fuori una persona difficile come te, sempre chiusa in se stessa, irascibile, imprevedibile e decisamente… diversa.”
Io: “Non mi importa, la solitudine non mi spaventa e nemmeno essere una persona “diversa”, mi spaventa di più non poter essere ciò che desidero, fare ciò che mi fa sognare, essere io e sentirmi io nella mia completezza”
Io: “E poi quando penso a quel paese, mi sento come un pesce rosso in una boccia dove non si cambia mai l’acqua”
Io: “…Sai cosa succede quando non si cambia mai l’acqua Deb?”
Deb: “…”
Io: “La merda si accumula!! E io non ce la faccio più a viverci dentro”
Deb: “Sarà difficile fare quello che vuoi ovunque tu vada.. Pensi che sia questa la soluzione alla tua depressione?”
Io: “Lo so, ma devo provarci…. Devo farlo per me…”
Deb: “Ti prego, non fare stronzate e non farmi preoccupare!!”
Deb: “Ad ogni modo… Dove stai andando?”
Io: “A Venezia. Mi fermo un po’ da un’amica che mi ospita. Dice di avere un aggancio per un lavoro in un bar. Qualcosina che mi mantenga e mi permetta di esibirmi…”
Deb: “Se hai bisogno di soldi puoi dirmelo, posso darti una mano almeno in quello. Hai capito?”
Io: “Non succederà mai…”
Deb: “Come pensavo, ma sai che se hai bisogno io ci sono.”
Io: “Grazie Debby”
Deb: “Sei già a Venezia?”
Io: “Non ancora.. Sono ancora in treno vicino a una signora anziana con un gatto arancione che se la dorme alla grande. Dalla noia gli ho dato anche un nome…”
Deb: “Come lo hai chiamato?”
Io: “Ralph… Come il nostro vecchio cagnone Ralph”
Deb: “Povero Ralph..”
Io: “Poi di fronte a me c’è un tipo strano con un cappello grigio chiaro evidentemente provato, sembra abbia più pensieri di me..”
Deb: “La vedo dura…”
Io: “Muori!!”
Io: “Ha una faccia famigliare, mi sembra di averlo già visto da qualche parte. O forse somiglia solo a qualcuno che conosco…”
Deb: “O forse è qualcuno che hai conosciuto in uno dei tuoi mondi paralleli…”
Deb: “Ora devo andare al lavoro, scrivimi quando sei arrivata. Non farmi preoccupare Camilla! Ti voglio bene”
Io: “A più tardi Debby. Ti voglio bene anche io”
La voce fredda e metallica dell’altoparlante del trento annuncia la fermata: “Stazione di Venezia Santa Lucia”. Devo affrettarmi, mi alzo ed afferro l’unica borsa che ho portato con me, mi faccio spazio tra la confusione, e senza esitare mi fermo davanti alla porta di uscita del treno. Di fronte a me l’uomo con il cappello grigio è in trepidante attesa….il treno si arresta, le porte si aprono e una brezza nuova mi invade… Spalanco gli occhi come se non avessi mai visto fino ad ora in vita mia. “Eccomi, sono qui!”.
