Ragazza lunare

Primo giorno di primavera. Mi piace stare sul muretto soleggiato vicino a casa, sgranocchio delle mandorle che mi piacciono tanto quanto questa giornata di sole, forse un po’ di più. Io colleziono posti, ognuno di questi è riservato per una momento ben preciso: il muretto vicino a casa è il mio posto per leggere un buon libro, la locanda in Calle Paludo è solitamente dedicata al post-lavoro, accompagno Rosa e prima di tornare a casa faccio quasi sempre un giro nei giardini della Biennale con la mia bicicletta color crema, un po’ sgangherata ma fedele; la Giudecca è per i giorni di riposo, poco turistica e dolce, c’è un ottimo negozio di dischi. Nella mia collezione ci sono solo posti per la mia solitudine, ma non nell’accezione più comune del termine che sa di tristezza, io intendo la bella solitudine che mi rigenera. Mi piace parecchio stare da sola…mi piace anche la gente, naturalmente, comunque non molta.

I miei capelli turchesi sono diventati color grigio lunare, sono passati parecchi mesi da quando sono scesa da quel treno e non ho più pensato a tingerli. Ho finito le mandorle, un gatto rosso salta sul muretto e mi fissa “Mao!”, probabilmente si sta presentando, ha gli occhi verdi e un nastro con un campanellino attorno al collo.

“Stazione di Venezia S.Lucia”, ci siamo. Il tizio con il cappello grigio si alza in fretta, la signora con il gatto rosso dopo vari tentativi riesce ad alzarsi con la gabbia del gatto, una borsa di pelle, una della spesa e un bastone in maniera un po’ goffa, la borsa della spesa mi arriva dritta in testa. Non ho mai capito tutta questa fretta, tutti ad agitarsi per arrivare primi…e poi, per andare dove? Un minuto può cambiare il corso delle loro vite? Questa cosa mi rende nervosa e ogni tanto per calmarmi immagino tutti questi podisti dell’alta velocità che si trasformano in birilli, e quando il treno frena tutti cadono. Questa volta però è diverso, sono impaziente e non riesco a rimanere seduta, la vecchia col gatto ha comunque la meglio su di me. Bene, ci sono.

Gli imprevisti della vita, come li chiamiamo noi, a volte ci fanno cambiare direzione e, molto spesso, ci salvano da noi stessi e dalle nostre decisioni ragionevoli. Cosa sarebbe successo se la mia amica si fosse ricordata del mio arrivo, avvisandomi della sua partenza? Messico credo, così mi aveva detto il vicino di casa. Se mi avesse davvero trovato quell’aggancio che sembrava così sicuro in quel bar? No lo so, non lo saprò mai ma ho fatto moltissime congetture, comunque tutte ipotesi che avevano quel retrogusto di velluto amarognolo tipico della frutta poco matura; ho pensato “è un segno”, come altro mi potevo spiegare una serie quasi imbarazzante di sfortunati eventi? Doveva andare così, è una frase che usiamo troppo spesso per tamponare, perché ammettere di essersi accontentati fa male. Invece no…per me doveva proprio andare così. Ero passata dall’aggancio sicuro di cui mi avevano parlato, un ometto con il naso appuntito e ricurvo, mi ricordava un tucano. Mi ero presentata come cantante jazz, e credetemi quando vi dico che mi riusciva davvero bene la cosa, ma non mi fece nemmeno fare una prova perché vedendo i miei capelli turchini mi aveva già appiccicato un’etichetta in fronte con sopra scritto “la stramba”. L’ometto mi aveva detto “noi assumiamo solo gente di un certo livello” e vedendo la sua altezza, credetemi, è stato difficile non farglielo notare: basso fuori e dentro. A volte una frase sincera detta al momento giusto (quando si dice agire di pancia) è quello che ci vuole, per la nostra salute mentale intendo: mandai a quel paese il tucano più o meno dopo aver realizzato che non mi avrebbe mai e poi mai assunta, e mi sentii subito più leggera…e più disperata di prima. Poi, chissà per quale perfetto sincronismo o allineamento astrale, trovai Rosa, Luigi, Carmen e la loro Locanda: la prima cosa bella dopo tanti mesi di grigio.

“Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così” Luigi, pittoresco e caratteristico signore con i baffi, dagli occhi gentili, animo semplice e per questo incredibilmente bello. A lui non piace esser al centro dell’attenzione, ama i fiori e le citazioni dei libri.

“Ciao zuccherino!” La frase preferita di Carmen, paffutella donna dai capelli ricci e rossi, eccentrici proprio come tutto quello che c’è sotto; adora cucinare, sempre molto energica e schietta senza mai risultare sgarbata.

“Quando ti senti giù fatti un buon tè e invita gli amici” Rosa, la mia preferita del trio. Minuta donna dai capelli bianchi sempre raccolti, delicata e ansiolitica come un fiore di camomilla. Adora andare in bicicletta, sorseggiare il te alla menta e le chiacchiere all’imbrunire.

Il gatto rosso veniva spesso a trovarmi sul muretto, che ormai era diventato il nostro muretto..finché una mattina lo trovai davanti alla porta di casa: mi fissava con quegli occhioni verdi e probabilmente mi aveva scelta.

“Mao!” Lui è Ralph, il mio gatto rosso e io sono Camilla, la ragazza dai capelli grigio lunare.

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