“I complimenti delle persone che non ci conoscono hanno il profumo della sincerità”, l’uomo del pianoforte ha smesso di suonare e mi fissa “è una frase di Cutrupi” aggiunge.
L’incontro tra due sconosciuti porta sempre a sensazioni prepotenti, sapori acerbi o note di miele: curiosità, gioia, disgusto, allegria, fastidio, dolcezza. Ci sono incontri di cui faremmo volentieri a meno, vedi l’uomo-tucano, altri ci rinvigoriscono: momenti purissimi dove abbiamo la percezione di poter ricominciare da capo, non sappiamo niente l’uno dell’altro, tutti gli sbagli fatti e tutti i difetti non esistono, tutte le malinconie e le bugie non sono note, tutti i sogni e le idee sono ancora da rivelare. Tutti sono coinvolti, nessuno escluso e non ci sono dei parametri o delle regole, può avvenire tra un nonno e uno studente, tra il fruttivendolo e il signore che ha bucato davanti al suo negozio, tra due ragazzine il primo giorno di scuola, tra due mamme che portano i figli al parco. L’incontro tra due sconosciuti è conforto, è confronto ed è speranza. La prossima volta che vi capiterà di fare una nuova conoscenza positiva fateci caso, cercherete di mostrare la vostra parte migliore e quello che c’è di buono in voi, perché tutti abbiamo bisogno di esibirci al mondo nel nostro abito di paillette e lustrini (si, siamo vanitosi), ma c’è una differenza: scegliamo di mostrarci liberi per quello che siamo veramente o per come vorremmo essere visti? A volte la distinzione è sottile e nel secondo caso la cosa dura poco, prima o poi ci riveliamo all’altro per quel che siamo, tanto vale mostrarci subito. I momenti purissimi sono anche molto brevi, la reciproca conoscenza poi rivela la direzione: la stessa, e quindi la persona entra a far parte della nostra vita e costruisce un altro pezzettino di noi; la direzione opposta, cioè ci rendiamo conto di quanto lontanissimo sia il nostro mondo; quella parallela, lì rientrano le persone per cui proviamo una sorta di indifferenza, non ci fanno né caldo né freddo, non toccano il nostro equilibrio. Dire che i momenti purissimi sono fugaci non significa che tutto quello che viene dopo sia da buttare, al contrario, è lì che scegliamo la presenza e di essere presenti per qualcun altro. È stato così con Rosa ed è stato molto facile scegliersi, perché lei è come un girasole: al centro un cuore grande, all’esterno petali che accolgono e illuminano…mi sono sentita subito a casa, completamente a mio agio e senza spigoli o cigolii nella nostra conoscenza. Mi sembra di aver già visto il pianista da qualche altra parte, non ricordo dove. Completamente catturato dalla musica, il pianoforte sembra quasi il prolungamento della sua essenza, come chi avrebbe molto da raccontare a parole, ma non lo vuole fare…e preferisce picchiettare un pianoforte, incantevole. Che animo buio quello di questo pianista, un misto tra una triste nostalgia e la voglia di gioire, immagino un mare in tempesta dentro di lui e delle onde agitate. Mi incuriosisce molto e subito mi viene un’idea, non so dire se geniale o inopportuna, ma l’idea salta il filtro che ho sempre immaginato di avere tra il cervello e la bocca ed esce rapidissima “dai anche lezioni di pianoforte? Ho bisogno di ricominciare a suonare”.
Mia figlia ha una bambola con gli stessi capelli di questa ragazza, mentre lei mi guarda e fissa le mie mani io rimango imbambolato a guardare quella matassa argentea, mi ricordano la mia bambina e il suo profumo di caramelle alla fragola. È curioso, una ragazzina con i capelli di una vecchia signora. “Pietro, vado a consegnare i vinili”, faccio cenno al proprietario che sta seguendo un cliente “anticipo la consegna del pomeriggio”, aggiungo. Prendo la scatola con i vinili, la mia borsa grigia e mi giro verso la ragazza “è un buon momento per un caffè”, un po’ impacciato con tutta quella roba in mano apro la porta di legno scuro del negozio “tu non vieni?”. D’improvviso le si stampa in faccia un sorriso genuino, dice di chiamarsi Camilla, prende la scatola che ho in mano ed esce, quando le dico che non è necessario si mette a ridere “ti aiuterei con l’altra borsa, ma è davvero brutta, preferisco la scatola pesante”. Venti minuti a piedi per la consegna non sono abbastanza per parlare di musica con Camilla, mi racconta di questa sua grande passione e di essere arrivata a Venezia un po’ in fretta e furia, senza tanti programmi, come me. In lei rivedo me da giovane e questo ha reso incredibilmente forte il nostro legame, ero così diverso…ora mi guardo allo specchio e non riconosco l’uomo che ho davanti…vedo molte rughe, ma non quelle di chi ha sorriso molto in passato.
Quanti sono ancora gli incroci a nostra disposizione? Quante volte ci verrà offerta la possibilità di scegliere? Quante ore ancora passeremo a pensare al lavoro che non ci piace, alle cose che avremmo voluto fare da giovani e a quelle alle quali abbiamo dovuto dire di no: un viaggio, un sogno, un progetto. Io ho lasciato tutto a Milano, ho scaricato un po’ del mio pesantissimo fardello alla stazione centrale e ho lasciato un po’ di peso anche nelle persone che amo e che non sono partite con me, porto dentro di me un vuoto enorme che mi fa male, ma mi sento più leggero. Sono un egoista? Forse si, ma ho bisogno di un nuovo inizio e di scrollarmi di dosso la cenere.
Non siate amareggiati dopo tutte queste chiacchiere, perché gli incroci non finiscono mai…come sempre non sono dotati di cartelli che ci indicano la giusta direzione o la strada più breve per arrivarci, ma si sa…la vita non è famosa per offrire una buona segnaletica. Anche i momenti purissimi non finiscono mai, il mondo è pieno di persone di cui ignoriamo l’esistenza in questo preciso istante, ma domani? Domani lo sconosciuto visto su un treno potrebbe diventare l’amico con cui prendere un caffè, con il quale perdersi in una risata. Fermatevi un secondo e guardatevi attorno, fermatevi e guardatevi, ascoltatevi, fermatevi e sceglietevi: gli incontri sono infiniti.
